In taglia small e large

Ci sono le ciabatte da cento grammi. Ma ci sono pure le Pagnotte da otto etti. Perché nel pane, come nel vino, il formato magnum dà grandi soddisfazioni. E poi è conviviale, divisibile e condivisibile. Pagnotte social, dalla crosta dorata e ben pronunciata e dal cuore morbido e alveolato. Da acquistare direttamente al banco, oppure da assaggiare in accompagnamento a un buon piatto della cucina. Che dispensa anche qualche fritto, in perfetta coerenza con lo spirito partenopeo del locale. Dal crocchè di patate all’arancino, passando per la frittata di pasta napoletana, preparata con bucatini di Gragnano, besciamella, piselli, provolone, pancetta e pepe nero.


Pani da tagliare, pani da spezzare, pani che si conservano a lungo perché fatti con il cuore, con il lievito madre vivo e con la tecnica giusta. Pagnotte messe a punto sempre con le farine di Molino Quaglia, ma ampliando ancor di più lo spettro di scelta e sperimentazione. Il che significa Petra Evolutiva, a base di un miscuglio di grani teneri coltivati biologicamente in Sicilia, farro monococco e segale, quasi a ricordo di un nordico smørrebrød. E poi avena, orzo tostato e Bonsemì, che regala al pane un piacevole tocco crunch, grazie ai semi di lino e girasole, sesamo e miglio. Non dimenticando le variazioni sul tema. Come il pane con capperi e uvetta. Che, insieme ai canditi, entra pure nel panettone. Preparato da Luca in occasione delle feste natalizie. Così come la colomba arriva nel periodo pasquale.


Battito 4.0.

A Marano Vicentino, fra cielo e campi di mais, una pizzeria dal piglio avanguardista. Forte di essere passata dalla farina “00” a una filosofia 4.0. Grazie a impasti dinamici, ingredienti di eccellenza e una costante attenzione all’ospite. Accolto in uno spazio puro ed essenziale, nutrito di bianco e colore.

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La pizza secondo
Luca.

Molteplici le pizze in carta. Diverse nella concezione e nella realizzazione. Perché, come dice Luca: “Ogni pizza ha il proprio credo”. E di conseguenza la propria religione. Ogni pizza esige impasti, farine, condimenti e cotture differenti. Tutto va studiato a pennello. Tutto deve essere sartoriale.

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Nel nome della
Farina.

Ha un nome e pure un cognome la farina che usa Luca Brancati. Si chiama Petra e rappresenta il ramo più nobile della grande famiglia di Molino Quaglia, azienda veneta all’avanguardia. Che sposa la macinazione a pietra, ma anche la selezione climatica e l’agricoltura biologica. Per prodotti di altissima qualità.

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Ingredienti al top.

Sopra gli impasti? Prodotti selezionati con cura e puntiglio. Fragranti e succulenti se si tratta di farcire una base croccante; teneri e delicati se l’impasto risulta soffice e vaporoso; intensi e complessi nel caso di impasti scuri e integrali. Il tutto sempre rispettando la stagionalità del mercato.

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