Prodotti slow

IIngredienti stagionali e naturali, molti tutelati come Presìdi Slow Food. Luca e Anna tengono molto alla qualità dei prodotti. Per questo li ricercano personalmente e tengono contatti diretti con coltivatori, allevatori, casari, agricoltori e artigiani. Divenendo ambasciatori del meglio del made in Italy. Ecco latticini e formaggi: dal fiordilatte di Alberobello del caseificio Artelat alla burrata di Putignano, sino alla mozzarella e alla ricotta di bufala campane. Non dimenticando il cacioricotta del Cilento, il caciocavallo podolico, la robiola di Roccaverano, l’Asiago fresco, il parmigiano reggiano “vacche rosse” e il conciato romano di Manuel Lombardi, dell’azienda agrituristica casertana Le Campestre. Per un viaggio caseario in tutta Italia. E poi i salumi. Fra i quali spiccano il capicollo azze anca grecanico, la ’nduja di suino nero calabrese, la salsiccia di maialino nero casertano, nonché la salsiccia e il prosciutto cotto di mora romagnola della macelleria di Zivieri. E il prosciutto crudo? “Lo serviamo sempre a parte. Affinché non si scaldi rimanendo troppo a contatto con la pizza”, precisa Anna. Anche se un po’ di mare non manca: tonno rosso del Mediterraneo, gambero rosso di Porto Santo Spirito e acciughe di Cetara.


E ancora gli ortaggi. Tanti. Come l’immancabile pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino, il pomodoro del piennolo del Vesuvio dell’azienda Coppola, la papaccella napoletana di Vincenzo Egizio, la cipolla di Alife di Antonietta Melillo e il radicchio di Treviso. Poi, i porri e le verze stufati, le bietole all’aglio e olio, le patate saltate in padella, il cavolo romanesco al vapore e i carciofi trifolati. Ogni ingrediente ha la sua cottura ad hoc. Non trascurando l’origano e le foglie di capperi di Pantelleria, le mandorle di Noto, le olive taggiasche e la polvere di liquirizia di Calabria. Luca fa attenzione a tutto. Anche all’olio extravergine d’oliva: scegliendo il “Franto” della gardesana Olearia Caldera; il toscano biologico “Hin8ial” (che significa “anima” in lingua etrusca) della tenuta La Ventola di Collemezzano (Livorno); e quello del Parco di Stalla di Palagianello, nel Tarantino. Per oli dalle differenti intensità e identità.


Battito 4.0.

A Marano Vicentino, fra cielo e campi di mais, una pizzeria dal piglio avanguardista. Forte di essere passata dalla farina “00” a una filosofia 4.0. Grazie a impasti dinamici, ingredienti di eccellenza e una costante attenzione all’ospite. Accolto in uno spazio puro ed essenziale, nutrito di bianco e colore.

Scopri 1

La pizza secondo
Luca.

Molteplici le pizze in carta. Diverse nella concezione e nella realizzazione. Perché, come dice Luca: “Ogni pizza ha il proprio credo”. E di conseguenza la propria religione. Ogni pizza esige impasti, farine, condimenti e cotture differenti. Tutto va studiato a pennello. Tutto deve essere sartoriale.

Scopri 2

Nel nome della
Farina.

Ha un nome e pure un cognome la farina che usa Luca Brancati. Si chiama Petra e rappresenta il ramo più nobile della grande famiglia di Molino Quaglia, azienda veneta all’avanguardia. Che sposa la macinazione a pietra, ma anche la selezione climatica e l’agricoltura biologica. Per prodotti di altissima qualità.

Scopri 3

Un pane fatto
col cuore.

Ama fare le pizze Luca Brancati. Ma adora pure preparare il pane. La sua autentica emozione? Vederlo lievitare e poi cuocere. E così Luca mette le mani in pasta, creando pagnotte da ottocento grammi da vendere al bancone. Oppure da tagliare a fette e abbinare a qualche piatto della cucina.

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